Water grabbing in Guatemala

Water grabbing in Guatemala

 Come i cartelli dello zucchero e dell’olio di palma stanno scatenando conflitti per l’acqua

 

Parte 1. Il lato oscuro dello zucchero di canna

Il fenomeno dell’accaparramento dell’acqua (“water grabbing”) fa seguito al landgrabbing , un processo di acquisizione di terreni agricoli, e insieme pervadono  il Guatemala fin dai tempi di quando le fu affibiata quell’espressione dispregiativa “Repubblica delle banane”. Era il periodo storico in cui la United Fruit Company, (ora “Chiquita Brand”)  multinazionale statunitense, era proprietaria del 42% del territorio guatemalteco. Poco è cambiato da allora: il territorio nazionale continua a essere in mano a un pugno di grandi famiglie guatemalteche che si spartiscono le risorse naturali e decidono le sorti di intere regioni e migliaia di persone.

I campi che durante la presenza della UFC venivano coltivati a cotone e banane, sono stati convertiti negli anni ’70 in piantagioni di canna da zucchero e solo negli ultimi 20 anni in distese di palma da olio e banane. L’oligarchia corrotta detta la propria legge di mercato, capitalista e liberista, e in un Paese privo di una reale democrazia, con un tasso infinitamente preoccupante di evasione fiscale (65%), e con un sistema giudiziario inefficace,  si spiega il perchè possa farlo incontrastatamente.

Una investigazione realizzata dal “El Diario” svela la ragnatela di legami e attività illecite fra le principali famiglie guatemalteche, proprietarie degli impianti della produzione di zucchero, banane e olio di palma, e la casta politica.

La Famiglia Campollo, proprietaria dell’impianto Madre Tierra  ed El Pilar, per la produzione dello zucchero di canna, ha creato 121 imprese offshore nei paradisi fiscali con l’appoggio dello studio legale panamense Mossack Fonseca (coinvolto nei Panama Papers del 2016) con un capitale di 282 milioni di dollari.

Insieme ai Campollo, anche Los Herrera (proprietari dei mulini Pantaleón e Concepción), Leal (mulino Magdalena), Botrán (mulino Santa Ana), Los García (mulino La Unión), il González Bauer – Hertzsch (mulino Palo Gordo) sono tutte collegate a società panamensi.

 

Dalla coltivazione alla produzione di zucchero e rum 

 

Nella costa sud del Guatemala, sul versante Pacifico, 286 mila ettari di territorio sono stati destinati alla coltivazione della canna da zucchero (dati del 2014). In questa regione, 12 impianti processano tutta la canna da zucchero del paese per produrre: zucchero, melassa (dalla cui distilillazione si ottiene il rum oppure viene usata come dolcificante o fertilizzante organico), etanolo (biodiesel per fermentazione) e rum (famosi marchi venduti in tutto il mondo: Botrán e Zacapa) ed elettricità (ma che serve solo a far funzionare gli impianti stessi).

Ma soffermiamoci un attimo sul marchio ZACAPA.

Questo short movie celebra il marchio e i prodotti Zacapa. Una celebrazione della lentezza e un invito alla riflessione nonchè a stili di vita più sostenibili. Nello spot pubblicitario si susseguono le storie di 4 chef internazionali, tra cui Diego Rossi, chef del ristorante Trippa di Milano che apre le porte della sua cucina ai prodotti Zacapa.

Peccato che i rum Zacapa di sostenibile non hanno nulla. Vediamo la filiera della produzione del rum marchio Zacapa.

Prima di tutto tra le colture agricole maggiormente energivore di acqua, spicca proprio quella della canna da zucchero. A livello nazionale,  la coltivazione della canna da zucchero richiede (secondo la piattaforma Water Foot Print)  circa 2.600.000.000.000 litri d’acqua all’anno. Al momento non esiste a livello nazionale un registro delle concessioni di acqua, anche perché non è stata ancora proposta una legge che ne regoli l’uso: un dibattito che vede schierati da una parte i politicanti e gli imprendidori agricoli che difendono e legalizzano derivazioni e sovrasfruttamento delle acque  e dall’altro le università, intellettuali, scienziati e ONGs che difendono i bisogni elementari soprattutto di chi è costretto alla fame e a migrare perché la terra non da più frutti, perché la deforestazione ha comportato la perdida di risorse vitali e ha impoverito la qualità dell’ambiente.

L’area ricoperta da tutte le piantagioni di canna da zucchero in Guatemala corrisponde a tre volte la città di New York. È un mostro verde di circa 2.687 chilometri quadrati, il 10% dell’area coltivata del Guatemala che trasuda ingiustizie sociali e violazioni dei diritti umani.

La coltivazione dello zucchero in Guatemala è poco industrializzata, perciò le piante di canna, che possono raggiungere i cinque metri di altezza, vengono bruciate prima della raccolta per indebolirne il gambo e per rendere il taglio più efficiente e allontanare gli animali selvatici. Dopo l’incendio, migliaia di lavoratori entrano nella coltivazione e tagliano con i machete le piante ricoperte ancora dalla fuliggine prodotta dal fuoco. Caricano le canne e le portano al punto di raccolta: lunghe ore di lavoro, a volte senza accesso a fonti d’acqua o servizi sanitari, esposti alle fiamme e sotto il sole tropicale che non risparmia. Molte sono le morti bianche nei campi. Molti vengono drogati dai propri capi per sopportare le pesanti ore di lavoro frenetico . Condizioni disumane. Schiavitù senza mezzi termini.

Incendi nelle piantagioni di canna da zucchero. © Source International /Laura Grassi

 

Terminata la giornata di lavoro, si riversano come zombi sui lunghi bus gialli che li riportano nelle strutture dove vivono temporaneamente. Casermoni dove dormono tutti insieme in saloni aperti, chi può su un materasso sgualcito, e poi c’è chi trova uno spazio sul pavimento. E la mattina dopo, la giornata inizia e finisce nello stesso identico modo: sfruttati e costretti a lavorare per 8 dollari al giorno.

Lavoratori nelle piantagioni. © Source International /Laura Grassi

 

Prima di promuovere un prodotto bisognerebbe soffermarsi a indagare le reale storia di quel prodotto, cercare ciò che non ti raccontano. E capire che di “lento” e “sostenibile” il rum Zacapa non ha nulla. Ma le nostre critiche, ancora prima che allo chef stellato, sono dirette inevitabilmente al sistema che governa e gestisce la coltivazione e produzione di tali materie esportate in tutto il mondo e pubblicizzate da messaggi positivi.

Un sistema altamente pericoloso, alle cui redini vi sono i grandi imprenditori guatemaltechi, politici, amministratori, finanziatori, investitori. Un sistema che produce senza minimamente prendere in considerazione la prevenzione del rischio (sia in termini di diritti del lavoratore che in termini ambientali e sanitari) e la mitigazione o ripristino del danno.

Tra il 2012 e il 2016, il Ministero dell’Ambiente ha ricevuto 38 denunce contro nove impianti, la maggior parte delle quali relative alla derivazione dei fiumi per irrigare le piantagioni di canna, palma e banano. Un database di processi giudiziari mostra como otto mulini sono coinvolti in 78 processi fiscali. Tra tutti, l’impianto Pantaleón padroneggia la scena con 25 casi, seguito dal mulino Magdalena, con 15 casi. L’accesso al contenuto di questi casi è segreto in Guatemala.

Il caso del fiume Madre Vieja ha rappresentato il simbolo del watergrabbing in Guatemala. Questo fiume nasce dalle pendici dei monti che fanno da cornice al Lago Atitlan, nota meta turistica internazionale, e scorre nelle pianure del Dipartimento di Escuintla fino a sfociare nell’Oceano Pacifico. Secondo un nostro studio realizzato durante il 2017, il fiume è soggetto a più di 40 derivazioni. Barriere di terra e sacchi di sabbia vengono posti lungo il percorso del fiume in prossimità delle pinatagioni per deviare l’acqua dal suo corso naturale verso le monocolture a scopo irriguo.

Impianto Tululà, Champerico. © Source International /Laura Grassi

 

Nelle memorie degli abitanti locali il fiume  era un corso d’acqua ricco di pesci, tra cui il “Madre Vieja”, così lo chiamavano. Un fiume dalla cui biodiversità dipendevano le comunità che vivevano lungo il suo percorso. Nella zona estuarina il fiume ricaricava di acqua dolce l’ecosistema delle mangrovie, mantenendo quell’equilibrio che permetteva la sopravvivenza di molte specie acquatiche (animali e  vegetali) alla base di un’intera catena alimentaria da cui dipendevano, ancora una volta,  le comunità costiere. Ora, quel fragile e perfetto hotspot di biodiversità si è perso a causa della conversione di un territorio fertile, che potrebbe sfamare un paese intero,  in una distesa di monocoltivazioni altamente inquinanti ed energivore che hanno prosciugato l’acqua e raso al suolo migliaia di ettari di vegetazione per produrre beni da esportazione per soddisfare le necessità dell’uomo occidentale.

Una colonizzazione senza sosta ha sottratto la terra, l’acqua, la foresta e l’aria alle comunità che vivono questi territori. L’aria? Si l’aria! L’aria in queste terre e regioni è irrespirabile a causa delle fumigazioni aeree di pesticidi per controllare gli insetti e le erbe infestanti; i continui incendi delle piantagioni (da gennaio a marzo) rendono l’aria fitta, pesante, tossica. Molte sono le persone che soffrono di problemi all’apparato respiratorio. Chi può scappa da queste regioni. Chi resta deve convivere con questa tortura giorno e notte, 365 giorni l’anno, da ormai 30 anni. Il fumo entra in casa e la fuliggine si posa ovunque. A questo bisogna sommare l’inquinamento atmosferico prodotto dalle autovetture e le diossine sprigionate dai roghi spontanei e legali di rifiuti ai margini delle abitazioni.

E poi c’è il programma Mosca Med a peggiorare ulteriormente la già alquanto drammatica situazione. E’ un programma nazionale del Guatemala  finanziato dagli Stati Uniti e dal Messico per combattere la mosca del mediterraneo, un insetto alloctono che colpisce gli alberi da frutto. Il programma si compone di azioni mirate a  attraverso:

  1. Fumigazioni aeree nella zona frontaliera con il Messico con un insetticida (Spinosad).
  2. La tecnica autocida, che consiste nella liberazione di un numero elevato di maschi allevati in cattività e sterilizzati con raggi gamma, ma lasciati attivi nella loro competitività con i maschi naturali. Una femmina si accoppia in genere una sola volta, perciò l’elevato numero di maschi sterili riduce nel complesso la fecondità della popolazione e, quindi, il potenziale riproduttivo.
  3. Controllo meccanico: con trappole e interrando i frutti con le larve.
  4. Controllo legale : zone di quarantena.

 

Spinosad è un insetticida prodotto dalla fermentazione di una specie di batteri e presenta un alto contenuto di acetato di ammonio con effetti sulla salute come: irritazione delle vie respiratorie, della pelle, irritazione dello stomaco, vomito e diarrea, danni al fegato e se ingerito può dare sintomi da avvelenamento come tremori, confusione, perdita dilucidità, ansia.  Il metodo di azione è neuronale, attaccando e iperattivando il sistema nervoso degli insetti portandoli alla paralisi e alla morte. Spinosad è prodotto dalla ditta  MAYACERT con certificazione GF-120 NF Naturalyte 0.02 CB . Leggendo la scheda per l’utilizzo di questo insetticida si fa riferimento a un uso ciclico, mentre dalle testimonianze della gente locale, le fumigazioni sono quotidiane e ininterrotte da anni ormai.

Quali danni ha sull’uomo?

L’esposizione umana allo Spinosad avviene attraverso le vie respiratorie, la pelle e gli occhi, causandogli irritazione. Secondo la EPA non è cancerogeno; si degrada tra i 30 e 260 giorni nell’ambiente. Nel suolo però si immobilizza ed è altamente tossiche per le api.

Sul sito internet del programma moscamed dicono che usano prodotti di origine naturale e immettendo nell’ambiente un insetto geneticamenre modificato sterile, controlli nei trasporti commerciali dal Guatemala per il Messico e con la zona di quatantena nella zona di Las Palmas, San Antonio Suchitepéquez dove siamo passati anche noi. Ma in realtà all’attraversare la zona di quarantena, non ci hanno fatto nessun controllo. Lo scopo di tale zona dovrebbe essere di controllare il trasporto di frutta (che possa contenere le larve) dentro e fuori tale confine con l’obiettivo di limitare e contenere i danni della proliferazione. Al non applicare alcun tipo di controllo, tale struttura risulta uno spreco di denaro, tempo, personale, energie, risorse, nonchè una ennesima farsa.

Si riporta nel sito internet che secondo quanto stabilito da alcuni accordi e decreti  governativi (Decreto Ley 36-98 del Congreso de la República de Guatemala, Acuerdo Gubernativo 945-99, Reglamento de la Ley anterior, y el Acuerdo Ministerial 191-2007) vengono stabilite quelle che sono le norme e prassi per il controllo: ispezione del veicolo, personale formato per la fumigazione della frutta che viene trasportata, controllo della frutta.

Ma questo programma e l’ideologia e le metodologie che lo governano prediligono la sicurezza economica data dalla produzione non danneggiata dalla mosca, che il benessere psico-fisico e socio-economico delle popolazioni che vivono nei territori che vengono fumigati giornalmente. Un sistema che si sposa con le logiche capitaliste e liberiste che dominano il pianeta.

Un abitante di San Antonio Suchitepequez ci racconta le conseguenze di queste pratiche sulla salute della popolazione, dicendoci che si sono verificati casi di avvelenamenti in seguito alle fumigazioni. Persone che accusanso seri problemi di salute, convulsioni e morti sospette nell’arco delle 24 ore dalla fumigazione. Tre sono le probabili spiegazioni: il livello di tolleranza del corpo umano, esposto a continue dosi di pesticidi, diminuisce e si instaurano anomalie fisiologiche che alterano l’equilibrio fisico e il corpo non regge più; dosi sbagliate di pesticidi; infrazione delle norme di prevenzione e tutela: non fumigare quando c’è vento, farlo lontano dalle abitazioni, e a una certa altitudinea.

Le persone locali soffrono di insufficienza renale, osteorporosi, infarto, cancro al fegato, deficit mentale, malformazioni congenite, malattie alla pelle, congiuntivite. Abbiamo intervistato e parlato con molti abitanti di Champerico, comune facente parte del Dipartimento di Retalhuleu, che affronta serissimi problemi ambientali e sanitari a causa delle monocolture di canna da zucchero, e discusso con le infermiere locali che ci hanno fornito un quadro alquanto complicato ed estramamente preoccupante e sottovalutato: scarsa e assente professionalità dei medici locali; assenza di controlli dalle istituzioni nazionali; mancanza di medicine di base nelle zone più a rischio.

Ciò che è ancor più grave è la presenza di una rete di dottori di base che operano nella zona e che sono obbligati a tacere e ad alterare i dati medici dei propri pazienti per evitare di mettere in risalto la presenza di enorme problema sanitario legato ai pesticidi e all’assenza d’acqua generato dagli impianti industriali per la produzione dello zucchero. Altra motivazione che spinge ed obbliga i dottori e i vari enti incaricati del monitoraggio sanitario a livello regionale e nazionale a tacere e distorsionare la realtà dei fatti è che i dati veritieri andrebbero a generare una mancanza di obblighi e responsabilità che lo Stato si è compromesso a rispettare per il raggiungimento degli obiettivi di Sviluppo del Millenio (scaduti nel 2015: pace, sicurezza e disarmo, sviluppo ed eradicazione della povertà, protezione dell’ambiente, diritti umani, democrazia e buon governo, protezione dei più deboli, contrasto delle malattie) e i nuovi obiettivi di Sviluppo Sostenibile entro 2030 promossi dall’ONU, pena non ricevere fondi in futuro.

Il quadro si fa sempre più preoccupante mano a mano che si scava in profondità ai problemi. Le statistiche nazionali classificano la regione della costa sud come in “Crescita” (economicamente parlando) per cui non elargisce e non investe in sussidi ed aiuti di base. Ma le statistiche tengono conto di dati alterati. Durante la nostra breve visita abbiamo potuto constatare quali sono i problemi socio-economici di questa zona e non si può definire certo una area in crescita:

  • Abitazioni di lamiere, senza porte né finestre
  • Abitazioni senza servizi igienici e senza tubature di scolo
  • Accesso all’acqua solo 30 minuti al giorno
  • Donne costrette a lavare piatti e vestiti nel fiume sporco e inquinato
  • Abitazioni in cui le persone vivono a stretto contatto con gli animali
  • Piccoli appezzamenti di terra familiare seccati e prosciugati dai prelievi di acqua da parte degli impianti (Ingenio Tululà ad esempio) per irrigare i campi e per i vari processi di lavorazione dalla canna allo zucchero
  • Coltivazioni familiari danneggiate, che costringono alla fame intere famiglie di una intera regione
  • Distruzione delle risorse naturali indispensabili alla sopravvivenza delle popolazioni locali: fiumi seccati, pesci avvelenati, pozzi prosciugati, aria inquinata, deforestazione
  • Alto tasso di criminalità
  • Assenza delle istituzioni
  • Scarsa assistenza e dei servizi medico-sanitari
  • Zero prospettive lavorative: gli unici due settori economici che soppravvivono sono la pesca in mare e nella zona estuarina del fiume Bolas e l’acquacoltura di gamberetti a Champerico
  • Assenza di un sistema di raccolta e smaltimento rifiuti che vengono bruciati individualmente fuori dalle abitazioni o dispersi nell’ambiente o nei canali

 

Abitazioni rurali, Champerico. © Source International /Laura Grassi

 

Questo breve resoconto vuole informare su una problematica che colpisce il Guatemala e non solo. Altri paesi come il Messico, Honduras, Colombia, Brasile impostano la propria agricultura di massa su tecniche incompatibili con la vita. Sono le comunità locali a pagare con la propria vita il costo di questi prodotti che vengono esportati in Europa e verso il Nord America e che compriamo a prezzi irrisori nei nostri supermercati.

E’ necessario domandarci sulla filiera di ogni prodotto che usiamo, sia per essere coscienti dei danni che il nostro continuo acquisto e domanda sul mercato genera dall’altra parte del mondo, sia per prevenire i rischi sanitari che tali beni comportano sulla nostra salute.

Come consumatori abbiamo il diritto di esigere prodotti migliori e conformi ai nostri valori e necessità.

Source International